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Fotovoltaico incentivi 2013 2014 2015

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Fotovoltaico senza incentivi

Natalizia (GIFI) risponde
alla provocazione di Chicco Testa
ANDREA MARCHETTI

C’è vita oltre gli incentivi? Il fotovoltaico italiano reggerà alla prova del libero mercato? E sarà in grado di agganciare la ripresa economica che, secondo Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, ci sarà in Italia nella seconda parte del 2013? E ancora: uscirà ridimensionato rispetto alle altre fonti rinnovabili o manterrà la sua posizione dominante? Greenews.info ha discusso delle prospettive del settore con Valerio Natalizia, presidente di GIFI (Gruppo Imprese Fotovoltaiche), associazione costituita nel 1999 all’interno della Federazione Anie-Confindustria. Natalizia risponde anche alle critiche mosse al fotovoltaico da Chicco Testa, nel pamphlet di suggestione giallistica “Chi ha ucciso le rinnovabili? “, secondo il quale i soldi per gli incentivi al fotovoltaico sono stati troppi e potevano essere investiti diversamente.

Presidente, il fotovoltaico italiano è destinato a ridimensionarsi? Quali sono le prospettive di sviluppo?
La situazione attuale risente del Quinto Conto Energia che, con l’istituzione del registro per gli impianti sopra i 12 Kw, ha provocato un rallentamento delle installazioni. Probabilmente l’installato nel 2013 sarà minore, tra 1,5 e 2 GW. Con la crisi, poi, tante aziende sono in difficoltà ma i valori complessivi garantiscono comunque un consolidamento del mercato. Quello del fotovoltaico, infatti, rimane uno dei mercati più interessanti per l’Italia. Assistiamo, semmai, a una sua mutazione ma il futuro è comunque positivo. Uno studio del Politecnico di Milano, ad esempio, indica che, da qui al 2016 probabilmente scompariranno molte aziende a monte della filiera, specialmente produttori, ma ci sarà comunque la possibilità di un consolidamento che porterà ad avere un mercato “sostenibile” per i prossimi anni.

Il fotovoltaico italiano potrà agganciare, dunque, la ripresa di cui parla Squinzi? E, in particolare, come cambierà? Meno impianti industriali e più impianti domestici ?
Il mercato italiano si inserisce in un contesto irreversibile, un cambiamento epocale in cui assistiamo al passaggio dalle fonti fossili a quelle rinnovabili. Se guardiamo agli USA, ad esempio, Obama ha stanziato di recente 2,4 miliardi di dollari per le rinnovabili, prevalentemente fotovoltaico, eolico e biocombustibili. Secondo molti studi, da qui a qualche decennio il fotovoltaico potrebbe diventare su scala globale la prima fonte di produzione energetica, tanto da gareggiare con il nucleare nei paesi in cui questa fonte è usata rappresentandone una possibile alternativa. La tecnologia fotovoltaica è forte e robusta e il mercato italiano è in grado di reggere ed è interessante almeno per il residenziale che, adesso, in aggiunta allo scambio sul posto può usufruire della detrazione fiscale, per le ristrutturazioni, del 50%, fino a giugno e, poi, del 36%. Mentre le applicazioni industriali e commerciali dovranno fare i conti con la probabile introduzione dei dazi. In questa situazione, quindi, sarà molto importante anche portare in fondo la pratica dei SEU (Sistemi Efficienti di Utenza) con cui, grazie a contratti bilaterali tra produttore e consumatore, le aziende che usano l’elettricità per la produzione potranno accordarsi con il produttore e acquistare solo la quota di energia che gli serve per l’autoconsumo interno, senza doversi sobbarcare i costi derivanti dagli oneri generali di sistema come, ad esempio, i costi per il dispacciamento. Tutto questo perché una grossa quota di energia è consumata localmente, senza passare dalla rete nazionale con i relativi oneri. Una piccola e media impresa potrebbe arrivare a pagare l’energia elettrica solo 13-14 centesimi a KW/h.

Dunque c’è vita oltre gli incentivi, soprattutto con la generazione distribuita ?
Sì, c’è vita. Meno investimenti non vuol dire andare verso il disfacimento del fotovoltaico in Italia. Anzi, finalmente si potrà guardare con occhi diversi ad un settore che ha avuto anche eccessi e critiche, alcune anche giuste. L’Italia è in grado di raccogliere la sfida del fotovoltaico, non c’è solo la produzione dei moduli, c’è la possibilità di dare valore alla filiera locale, penso agli inverter, alle strutture di sostegno, ai trasformatori etc. C’è poi la partita delle smart grid, cioè delle reti di distribuzione intelligente, legata anch’essa al tema della generazione distribuita. I produttori di tecnologia come i contatori elettronici e gli inverter sarebbero già pronti anche se sul tema noto troppa inerzia, si fanno troppi convegni quando bisognerebbe agire di più. Ci sarà, dunque, un diverso tipo di convenienza, legata alla gestione energetica distribuita, all’efficientamento di consumi e produzioni.Nonostante tutto, quindi, io credo che l’Italia resterà uno dei mercati principali del fotovoltaico.

E il problema dello storage? Dal primo di Maggio in Germania entrerà in vigore il regime di incentivi una tantum per l’installazione di sistemi di stoccaggio dell’energia degli impianti fotovoltaici connessi alla rete.
Abbiamo avuto e avremo, spero a breve, incontri con i Ministeri per parlare di questo tipo di incentivi. Anche lo stoccaggio rientra nel concetto di generazione distribuita e di smart grid e va dunque promosso perché crea maggiore indipendenza e minor carico per la rete elettrica.

 

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